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Come effettuare la riqualificazione energetica e strutturale degli edifici usufruendo dell’Ecobonus

Postato il 10 novembre, 2016

Sempre più spesso si affronta il tema della riqualificazione energetica e strutturale degli edifici esistenti.

In Italia sono più di quindici milioni gli immobili costruiti prima del 1974, anno dell’introduzione della prima normativa sismica e quindi privi di ogni accorgimento per evitare danni collegati ad eventi sismici.
Tremila comuni sul territorio nazionale sono considerati a rischio sismico su un totale di circa ottomila.

L’ondata dei terremoti che ha scosso il paese ha portato grande attenzione alle tematiche relative alla riqualificazione energetica e strutturale da effettuare negli edifici.

I principali aspetti da valutare saranno il numero di elevazioni da cui è composto, il tipo di struttura portante e quindi il periodo di realizzazione (cemento armato o muratura), il terreno sul quale poggiano le fondazioni.

Un’edilizia che interviene in anticipo. Non per ricostruire.
L’aggiornamento energetico degli edifici permette la diminuzione delle emissioni inquinanti nell’ambiente ed un risparmio economico grazie ai minori consumi di energia (gas ed elettricità).

I principali interventi riguardano l’isolamento termico del tetto e dei muri perimetrali, l’installazione di pannelli fotovoltaici ed impianti solari termici, l’adeguamento dell’impianto di riscaldamento con caldaie a condensazione e valvole termostatiche per il controllo delle temperature in ogni ambiente.

La riqualificazione energetica è consigliata soprattutto negli edifici realizzati prima degli anni ’90.

Per entrambi gli interventi sia strutturali che energetici per i costi sostenuti si può usufruire di un bonus fiscale del 65% detto Ecobonus.

Chi intende effettuare lavori di efficientamento energetico su singole unità immobiliari potrà usufruirne fino al 31 dicembre 2017.

In questi giorni si parla anche del così detto Sismabonus, pacchetto per la messa in sicurezza degli edifici, sarà quasi certamente ampliato includendo anche  gli immobili in zona 3 oltre che quelli in zona sismica 1 e 2.

Si attendono notizie più certe da parte del governo, ma si sa già che funzionerà  con una detrazione fiscale del 50% ( ma si pensa anche 70% o all’80% in caso di miglioramento di una o due classi di rischio e al 75% e 85% in presenza di miglioramenti riguardanti tutto l’edificio condominiale) e che sarà possibile richiederlo fino al 31 dicembre 2021.

Solo attraverso la prevenzione migliorerà l’edilizia del paese e la sua sicurezza